Che differenza c’è tra un approccio unicamente fisioterapico e uno osteopatico?

Cerchiamo di capirlo con l’aiuto della Dott.ssa Silvia Sartori avvalendoci di un caso concreto.


riabilitazione calciatorePrendiamo un frequente caso clinico e mettiamo a confronto l’approccio fisioterapico con quello osteopatico:

GIOVANE CALCIATORE AL QUALE VIENE DIAGNOSTICATO UNO STRAPPO AL BICIPITE FEMORALE O UNA PUBALGIA

L’appoccio fisioterapico
«In qualità di fisioterapista – spiega la Dott.ssa Sartori – scelgo di drenare il versamento secondario allo strappo muscolare avvalendomi di TECAR (radiofrequenza) o per mezzo di un drenaggio manuale (linfodrenaggio). Per la pubalgia la soluzione migliore per calmare il dolore e accelerare il processo di guarigione dei tessuti sarà quella applicare LASER YAG sull’inserzione tendinea a livello pubico, del retto dell’addome o dell’adduttore a seconda dei casi, per sfiammare e togliere il dolore.
Questo approccio ha il fine di curare il sintomo e di accelerare il processo di guarigione il più velocemente possibile. Non ripara però il calciatore dal rischio di recidive».

L’appoccio osteopatico
«Come osteopata – dice la Dott.ssa Sartori – farei un passo ulteriore cercando di capire il perché il tessuto muscolare sia arrivato ad accumulare tensione al punto di lacerarsi e che cosa abbia indotto il tendine ad infiammarsi».
In generale, i tendini iper sollecitati nel tempo reagiscono perdendo elasticità, organizzandosi in tessuto fibrotico e micro calcificazioni che li espongono al rischio di rottura.
«Quindi, se come fisioterapista mi occupo di alleviare il sintomo doloroso ricorrendo a elettromedicali e opero con interventi manuali al fine di ripristinare la funzione lesa, in qualità di osteopata mi occupo di trovare e risolvere la causa che ha generato la lesione».

Compito dell’osteopata è quello di capire qual è l’origine dei disturbi e applicare sul paziente una serie di tecniche atte a decongestionare, liberare, riequilibrare i tessuti in modo da ristabilire la normale funzionalità.

Cosa si può curare con l’osteopatia
Uscendo dall’esempio del calciatore, possiamo vedere che in realtà sono davvero molteplici le disfunzioni sulle quali un trattamento osteopatico può essere efficace: nervicalgie, lombalgie, dolori alle grosse articolazioni ma anche reflusso gastro esofageo, cefalee muscolo tensive, tendiniti, acufeni, disturbi nella sfera viscerale e neurologica.

Come lavora l’osteopata
Vediamo insieme come funziona.

• Una seduta di osteopatia inizia con una dettagliata raccolta di informazioni mirata a individuare possibili cause non strutturali che potrebbero aver facilitato l’evento. Gli elementi da ricercare saranno:
– lunghe cure farmacologiche
– presenza di cicatrici
– vecchie fratture
– disturbi di varia origine nella sfera viscerale
– dolori cronici muscolo-articolari

• Seguirà un’attenta valutazione posturale e una altrettanto meticolosa valutazione manuale dei tessuti. A questo punto, l’osteopata ricerca la perdita di mobilità e di elasticità a tutti i livelli e quindi di adattamento del tessuto muscolare, tendineo, fasciale, articolare e viscerale.
Ma non solo. Valuterà anche il segmento vertebrale da cui origina l’innervazione della parte anatomica lesa e nei casi di disfunzione d’organo, l’intervento riguarderà anche l’inibizione o il riequilibrio della componente parasimpatica cranica o sacrale.

Qual è l’obiettivo?
Grazie a un’ampia scelta di tecniche manuali, si tratta di ristabilire il giusto equilibrio a cui potrà far seguito lo spontaneo attenuarsi del dolore e via via la scomparsa della recidiva.

L’osteopatia si occupa delle disfunzioni e lo fa considerando il corpo da un punto di vista dinamico

L’approccio al paziente comporta un ragionamento globale: «Si tratta di valutare tutti gli aspetti – spiega la Dott.ssa Silvia Sartpri – e la base è costituita dalla stessa anatomia, fisiologia, biomeccanica e neurologia che studiano tutti i medici, non da un punto di vista chirurgico ma funzionale».


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