L’osteopatia? Non credo in queste cose.

La storia del paziente che non guarisce mai


C’era una volta il Sig. Paziente che, nonostante gli antinfiammatori e gli antidolorifici, continuava ad avere fastidi e dolori che non passavano mai del tutto.

Arriva il giorno in cui si rivolse al medico, il quale – allarmato dalla preoccupazione con cui Paziente descrive i propri sintomi – decide di indagare per verificare quale patologia potesse essere in atto. Il medico propone quindi una batteria di esami diagnostici che il Sig. Paziente prenota, paga ed esegue.

A distanza di tempo, terminato l’iter diagnostico, il medico deve però constatare dai referti che il Sig. Paziente non ha proprio niente! «Non ci sono patologie caro Sig. Paziente, continui pure a prendere questi farmaci al bisogno».

Quindi, il nostro Sig. Paziente:
• HA DOLORE LOMBARE MA NON HA UN’ERNIA
• LA SPALLA FA MALE MA NON HA UNA LESIONE TENDINEA
• FA FATICA AD APPOGGIARE IL TALLONE MA NON HA UNO SPERONE CALCANEARE
• HA DOLORE AL GOMITO MA NON HA UNA CALCIFICAZIONE O UN VERSAMENTO PER INFIAMMAZIONE
• IL COLLO FA MALE AL MATTINO MA LE LASTRE DICONO CHE È TUTTO A POSTO
• HA SPESSO CEFALEA MA LA TAC È NEGATIVA

E ALLORA?

Questo succede perché nel caso del Sig. Paziente i sintomi non sono dovuti a una patologia ma a una DISFUNZIONE che non rientra nell’area di competenza della medicina tradizionale.

È soprattutto in casi come questo che diventa utile l’OSTEOPATA, il professionista in grado di individuare la disfunzione e di trattarla al fine di RISOLVERE LA CAUSA del dolore.

È DISFUNZIONE ogni diminuzione della forza vitale di un tessuto organico, la perdita di mobilità e della capacità di espansione e retrazione, l’acquisita difficoltà nella risposta e nell’adattamento alle normali sollecitazioni quotidiane. Chiedere movimento a un tessuto che ha perso elasticità e mobilità genera infatti DOLORE.

Alla base di una disfunzione troviamo sempre un’alterazione emodinamica, neurovegetativa, endocrina e umorale locale e generale nell’individuo che ha come conseguenza fenomeni di infiammazione, sclerosi, stasi, fibrotizzazione che generano dolore.

La disfunzione è il primo passo verso la patologia se non viene prontamente normalizzata.

L’osteopata tramite tecniche specifiche, restituisce fluidità al sistema venoso e arterioso tramite il lavoro svolto sulla loggia fasciale di supporto ai vasi e agisce contemporaneamente sulla sfera osteoarticolare, cranio sacrale, viscerale.

L’osteopatia aiuta l’organismo a ritrovare fluidità, scorrevolezza, capacità di correlazione là dove si era persa a causa di traumi fisici o emozionali, cure farmacologiche, interventi chirurgici, posture scorrette che inducono modificazioni tissutali su base biochimica.

Lo STRUMENTO DIAGNOSTICO nell’osteopatia sono le MANI usate per verificare la densità del tessuto connettivale, la capacitò di allungamento e l’elasticità dei tessuti, la mobilità delle strutture ossee sia scheletriche sia craniche.

Le mani appoggiate sulla testa o sull’addome non stanno eseguendo chissà quale sortilegio ma stanno ASCOLTANDO in cerca delle zone in disfunzione.
La capacità discriminativa delle mani dell’osteopata gli permette di percepire anche piccolissime perdite di mobilità, per esempio la difficoltà di espansione di una porzione sulla superficie cranica rispetto alla corrispondete nell’altro emicranio segnala la presenza di qualcosa che non funziona come dovrebbe.

L’osteopata ha ben chiara l’anatomia e con manovre precise cercherà di lavorare per restituire scorrimento alle arterie e alle vene del cranio in modo da favorire una corretta ossigenazione e drenaggio alle strutture neurologiche e di liberare il più possibile lo scorrimento e i forami di fuoriuscita dei nervi cranici.

Il tessuto connettivo di sostegno è quello che riceve e si adatta agli stimoli degli organi e dei vasi ai quali danno sostegno: nella valutazione viscerale infatti si effettueranno test globali sull’organo per valutarne la mobilità e la possibilità di movimento nella loro loggia fasciale che si sarà adattata alla disfunzione segnalandola.

Non credere nell’OSTEOPATIA non significa niente, non si può non credere nell’anatomia, nella fisiologia e nella biomeccanica e nella possibilità di interazione del corpo in tutte le sue parti, nei sui legami energetici profondi e nella possibilità di interazione con esso.

Personalmente penso che MEDICINA DISFUNZIONALE in luogo di OSTEOPATIA sarebbe forse un termine più accettato e compreso anche dal mondo medico.

Silvia Sartori
Dott.ssa in Fisioterapia e OSTEOPATA D.O.

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