Sindrome dello Stretto Toracico, cosa sapere?

Quando parliamo di STRETTO TORACICO facciamo riferimento alla zona compresa tra la testa e le spalle formata dalla CLAVICOLA, dai muscoli SCALENI, dal muscolo SUCCLAVIO e dal PICCOLO PETTORALE.

Attraverso queste strutture anatomiche trovano passaggio dei vasi sanguigni: L’ARTERIA E LA VENA SUCCLAVIA (per l’apporto di sangue agli arti superiori) e il PLESSO BRACHIALE.

Il plesso brachiale è un fascio di nervi con funzione sensitiva e motoria distribuito lungo l’ARTO SUPERIORE e l’AREA SUPERIORE DEL TORACE. Nasce dalle radici nervose a livello cervicale da C2 a T2, attraversa i MUSCOLI SCALENI (scaleno anteriore e medio), prosegue dietro la clavicola passando proprio tra la CLAVICOLA e la I COSTA, prosegue sotto il MUSCOLO PICCOLO PETTORALE per ramificarsi poi alla SPALLA, l’ARTO SUPERIORE e parte del TRONCO.

SINDROME DELLO STRETTO TORACICO è presente quando il PLESSO BRACHIALE E /O LA VENA E L’ARTERIA SUCCLAVIA vengono COMPRESSI, subiscono trazioni o vengono irritati in relazione alle strutture anatomiche che attraversano.

LE CAUSE DELL’INSORGENZA DEI SINTOMI SONO MOLTEPLICI:
• esistono cause strutturali irreversibili come la presenza di una costa sovrannumeraria, spondilosi (artrosi generalizzata ovvero degenerazione articolare del tratto cervicale) o neo formazioni compressive per la valutazione delle quali rimandiamo al medico;

• la gravidanza, l’obesità, la carenza di vitamina B12;

• in tutti gli altri casi, i sintomi sono del tutto reversibili, e sono provocati da una combinazione tra DISFUNZIONE articolare della I COSTA, IPERTONO MUSCOLARE degli SCALENI ANTERIORE E MEDIO, del SUCCLAVIO e del PICCOLO PETTORALE; questi muscoli, come una morsa, andranno a disturbare la fisiologia funzione e scorrimento dei vasi e dei nervi.

È soprattutto in questi casi di DISFUNZIONE che l’intervento dell’OSTEOPATA-FISIOTERAPISTA sarà fondamentale e risolutivo.

ANDIAMO OLTRE: COME RAGIONA L’OSTEOPATA
Un aspetto importante da valutare che è alla base della CRONICIZZAZIONE DEI SINTOMI è quando un nervo o un vaso soffrono, la struttura fasciale che lo accoglie, sostiene e protegge, tende a cambiare la propria struttura morfologica in relazione al processo infiammatorio che sempre accompagna una lesione, creando aderenze che aggravano la sintomatologia e talvolta la mantengono nonostante il venir meno dello stimolo lesivo. In virtù di tale considerazione si rende ancor più necessario l’intervento di un bravo osteopata.

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Il nervo frenico, coinvolge le radici di C4, C3 e C5, alla sua origine scende verso il basso passando sopra il muscolo scaleno anteriore per entrare nel torace a questo punto la sua distribuzione è ampia ed è curioso e affascinante ragionare sulle sue molteplici funzioni al fine di dedurre quali possano essere le cause e le conseguenze di strutture apparentemente non collegate: il nervo frenico di destra infatti, entrato nel mediastino, stringe rapporti con la vena cava superiore, l’atrio di destra e l’arteria mammaria di destra, mentre quello di sinistra si rapporta con l’arteria mammaria di sinistra e il ventricolo sinistro, è inoltre AVVOLTO DAL PERICARDIO. Costeggia lateralmente le PLEURE per scendere fino al DIAFRAMMA RESPIRATORIO, per il quale fornisce L’INNERVAZIONE MOTORIA.

Il nervo frenico è quindi un nervi misto: parzialmente motore in relazione al diaframma respiratorio e parzialmente sensitivo in quanto riceve afferenze dal miocardio, dalle pleure, dalla capsula che riveste il fegato e dai sui legamenti (leg. Triangolari), infine dalla vena cava e dal tessuto che avvolge la cistifellea.

Il passaggio successivo che induce a molte deduzioni infine è che il nervo frenico, oltre a stringere tutti questi rapporti muscolari con gli organi mediastinici e addominali, entra in comunicazione (anastomosi) con il nervo Vago/Pneumogastrico (X nervo cranico) il quale fornisce fibre parasimpatiche a quasi tutti gli organi (stomaco, fegato, intestino, reni…), il nervo ipoglosso (XII paio) che è il nervo motore della lingua, il nervo succlavio e i gangli cardiaci simpatici, il ganglio stellato. Ciò significa che quando il nervo frenico sarà in disfunzione per un qualsiasi motivo (disfunzione cervicale a livello dell’insorgenza del nervo o a causa di un diaframma respiratorio toracico poco mobile, la sintomatologia sarà molto varia perché potrà coinvolgere uno o più delle strutture neurologiche e morfologiche con cui viene a contatto.

In questa sede, in relazione della disfunzione dello stretto toracico, è interessante ragionare sulla relazione del nervo frenico con il nervo succlavio: una disfunzione al muscolo diaframma – la cui motricità viene accelerata durante l’attività sportiva in relazione agli atti respiratori – può irritarsi con ripercussioni sul muscolo succlavio e sulla I costa: l’elevazione della I costa è infatti responsabile dei sintomi classici dello stretto toracico. Elevandosi, la I costa, ridurrà infatti la sua distanze rispetto alla clavicola,comprimendo il passaggio vascolo nervoso.


DIAGNOSI SINDROME DELLO STRETTO TORACICO
Al Centro Poliluretta la diagnosi viene rilasciata sulla base di molti elementi:

• l’anamnesi prima di tutto: ascoltiamo attentamente il paziente per cogliere e inquadrare il suo disturbo nel modo più opportuno. In questa fase riusciamo ad individuare tutti quei casi che saranno di competenza medica e ad indirizzare il paziente nel modo migliore;

• il passo successivo prevede la valutazione del paziente con palpazione manuale dei tessuti e delle articolazioni;

• un ulteriore aiuto viene dall’esecuzione di alcuni test di provocazione del sintomo, tra questi il più classico è la manovra di ADSON, nella quale viene palpato il polso del paziente mantenendo la testa ruotata ed estesa verso il braccio abdotto esaminato, mentre viene fatta una profonda inspirazione. In presenza di una compressione a livello dello STRETTO TORACICO, il polso radiale scompare.

TRATTAMENTO SINDROME DELLO STRETTO TORACICO
Il trattamento coinvolge diverse strutture, sia strutturali sia neurologiche:

  • è importante innanzitutto effettuare manovre di rilasciamento su tutti i diaframmi: pelvico, respiratorio e toracico superiore;

  • faranno seguito tecniche di rilascio strutturale a livello cervicale e sulla I costa;

  • sotto il profilo neurologico sarà data attenzione al nervo frenico nel punto di insorgenza e nel suo passaggio a livello sovra-clavicolare;

  • seguiranno tecniche craniali e di biodinamica con obiettivo di ottenere un rilasciamento muscolare e una maggiore scorrevolezza vascolare e nervosa periferica.

L’osteopatia può fare la differenza.

SILVIA SARTORI
Dott.ssa in Fisioterapia
Ostepata D.O.

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